Il fango sotto i piedi. Il battito del cuore. Il respiro degli atleti.
Poi, all’improvviso, il silenzio si spezza.
Aroo.
Un grido antico. Un richiamo tribale.
Il suono di una battaglia che sta per iniziare.
Nel 2026 questo grido parlerà anche italiano. E racconterà la storia di due uomini che incarnano lo spirito di questa disciplina: il Capitano e il Guerriero.
Il Capitano: Costantino Sacchetto
A guidare il movimento italiano c’è Costantino Sacchetto.
Romano, con madre greca, porta nelle vene un’eredità simbolica che unisce due civiltà nate per la disciplina e il combattimento: Roma e Sparta.
Dopo dieci anni sulla
start line e otto stagioni consecutive da Brand Ambassador, Sacchetto è stato nominato Capitano Italia Spartan Ambassador.
Un ruolo che non significa soltanto rappresentare il brand.
Significa guidare un esercito.
Essere il punto di riferimento per la community, per gli atleti e per chi, per la prima volta, decide di mettersi alla prova tra muri da scalare, corde da risalire, pesi da trasportare e chilometri di fatica.
«Spartan mi ha insegnato che la forza è collettiva», racconta Sacchetto.
«Un Capitano non guida con le parole. Guida con l’esempio».
Il Guerriero: Alessandro Marziali
Se Sacchetto guida la squadra, sul campo combattono uomini come Alessandro Marziali.
Nato il 23 luglio 1985 ad Aprilia, Marziali ha il cuore di un combattente.
Prima della Spartan c’era il ring.
Un passato da pugile professionista che gli ha insegnato a convivere con il dolore, a gestire la fatica e a non arretrare mai.
Nel 2016 affronta la
sua prima Spartan Race non è solo una gara. È una trasformazione.
Da quel giorno la Spartan diventa la sua strada.
Oggi, a quarant’anni, è Spartan Ambassador per il 2024, 2025 e 2026. Non solo atleta, ma guida per chi si avvicina a questo mondo per la prima volta.
Perché Spartan non è solo sport.
È mentalità.
Il campo di battaglia italiano
Il 2026 promette una stagione epica.
La prima chiamata alle armi arriverà il 24 e 25 aprile a Orte.
Un ritorno attesissimo che porterà sulla linea di partenza quasi 10.000 atleti tra Sprint, Super, Beast e Kids Race.
Poi la battaglia continuerà:
• tra le montagne di Belluno
• sulla costa adrenalinica di Misano Adriatico
• tra le mura medievali di Gubbio
Fango, corde, muri, lancia, trasporti di peso, filo spinato.
E alla fine di ogni gara lo stesso rito.
Il salto nel fuoco.
Morzine: la prova che spezza gli uomini
Ma il vero inferno per Marziali sarà lontano dall’Italia.
Sulle Alpi francesi, a Morzine.
Qui affronterà la sfida più brutale dell’intero circuito: la Spartan Ultra.
Oltre 60 chilometri di montagna vera.
Più di 60 ostacoli.
Salite che sembrano non finire mai.
Discese che distruggono le gambe.
Trasporti pesanti, corde, fango, acqua gelida.
La Ultra non è una gara.
È un test di sopravvivenza.
Quando il corpo chiederà di fermarsi e la mente cercherà una via di fuga, resterà solo una cosa.
La volontà.
Perché nella Ultra non vince il più veloce.
Vince chi non si arrende.
Il ritorno alle origini
Dopo Morzine, il viaggio continuerà con l’Europeo Beast nel Massiccio dell’Massif de l’Esterel.
Ma il finale sarà il luogo dove tutto è iniziato.
Sparta, in Grecia.
Qui si correrà il Trifecta World Championship.
Un evento che non è solo sport
È un pellegrinaggio.
Correre a Sparta significa tornare alle radici di uno spirito antico: quello dei guerrieri che credevano che l’onore fosse più importante della vittoria.
Verso Los Angeles
Il movimento Spartan continua a crescere nel mondo e guarda a un traguardo storico: le OCR saranno protagoniste ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.
Un passaggio che potrebbe cambiare per sempre la storia di questo sport.
E mentre il futuro si avvicina, in Italia uomini come Sacchetto e Marziali continuano a fare ciò che gli Spartani fanno da sempre.
Guidare.
Combattere.
Resistere.
Perché quando la fatica diventa insopportabile e il traguardo sembra lontano…
resta sempre lo stesso richiamo.
Aroo.



