Riceviamo e pubblichiamo.
“La Scuola ed i Valori fondanti: un dovere di chiarezza e di rispetto.
Il comunicato di AVS solleva un punto importante riguardo al ruolo della scuola come luogo di dialogo e rispetto. Tuttavia, è fondamentale che questo dialogo si inscriva nel quadro dei valori e delle tradizioni che definiscono l’identità italiana, senza equivoci o interpretazioni fuorvianti.
L’Italia è una Nazione con una profonda radice storica e culturale intessuta di valori cattolici. Questo non è un dato ideologico, ma un fatto storico e sociale innegabile che ha plasmato la nostra arte, la nostra legislazione e il nostro senso civico. La Costituzione Italiana, pur garantendo la libertà religiosa, non ignora questo legame, né lo sminuisce.
In questo contesto, la scuola pubblica ha il compito primario di trasmettere il patrimonio culturale e valoriale della nostra nazione. Questo include il rispetto per tutte le fedi, certo, ma anche la promozione e la tutela della nostra identità culturale e religiosa prevalente.
Il Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica, tuttora in vigore, è un pilastro che riconosce la specificità del cattolicesimo in Italia. L’articolo 9 del Concordato, in particolare, stabilisce che la Repubblica Italiana riconosce il valore della cultura religiosa e che “i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”. Ne consegue che l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non è un’imposizione, ma un’offerta coerente con questa realtà storica e culturale.
Mostrare un angelo che legge il Corano in un contesto scolastico, anche se con l’intento di promuovere la pace, potrebbe non essere la scelta migliore. Questo gesto, infatti, potrebbe non essere visto come un segno di uguaglianza, ma piuttosto come qualcosa che può creare confusione sulla chiara identità culturale e religiosa che una scuola pubblica dovrebbe mantenere.
Per costruire un senso di fratellanza è fondamentale conoscere e rispettare le differenze di ciascuno, senza cercare di mescolarle o creare simboli che potrebbero non rappresentare davvero i valori di tutte le comunità, specialmente se si considera il contesto di bambini delle scuole elementari.
L’ignoranza, come giustamente sottolineato, è un problema. Ma la vera conoscenza include anche la consapevolezza della propria identità e la comprensione che il pluralismo non significa annullare o relativizzare le proprie radici.
La scuola deve essere un luogo di apprendimento critico e di valorizzazione delle proprie tradizioni, per poi aprirsi con consapevolezza al confronto con l’altro, senza paure, ma anche senza perdere la propria bussola identitaria.
La speranza nell’immaginazione infantile è un valore, ma questa immaginazione deve essere nutrita con la chiarezza dei riferimenti culturali che la nostra nazione offre, affinché possa crescere su basi solide di identità e rispetto reciproco e promuovere questo è un chiaro dovere di ogni insegnante.”
Fratelli d’Italia Civitavecchia


