Costi climatici in Italia: Euromò lancia l’allarme

L’Italia si conferma il Paese europeo con i costi più elevati a causa dei cambiamenti climatici, registrando 147 miliardi di euro bruciati negli ultimi quarant’anni, pari a una media di 2.500 euro per cittadino: è l’allarme lanciato dai portavoce del movimento culturale Euromò — Attilio Arbia, Carmela Tiso, Silvia Sacconi, Giovanni Mainardi e Leo Catalano — attraverso una nota stampa in cui denunciano un quadro allarmante e definiscono l’attuale situazione una «lotta ai mulini a vento contro il cambiamento climatico. Bisogna fare di più».

A fotografare la situazione è il rapporto “Strategia per la pace climatica” promosso da ConsumerLab e Future Respect. Passata la stagione estiva, il bilancio dei disastri imposti dalla natura mostra cifre impressionanti in Europa: la spesa complessiva degli ultimi quarant’anni si attesta poco sotto i mille miliardi di euro, a cui si aggiungono i danni dell’anno in corso stimati intorno ai 200 miliardi. Lo studio evidenzia come la media annua delle perdite economiche legate a eventi meteorologici estremi sia letteralmente esplosa, passando da 8,6 miliardi nel decennio 1980-89 a ben 44,9 miliardi nel quinquennio 2020-24, quintuplicando di fatto il proprio valore. Se si stringe l’obiettivo sul 2025, le ondate di calore estive hanno causato una perdita di valore aggiunto lordo stimata in 43 miliardi di euro, con un picco nel 2026 che potrebbe toccare quota 180 miliardi.

Il rapporto analizza anche il tessuto produttivo: il 36,6% delle piccole e medie imprese italiane rientra nelle classi di rischio fisico climatico alto o molto alto. Sebbene l’87% delle aziende veda nella transizione climatica un’opportunità economica, la grande maggioranza stenta ancora a sfruttarla concretamente.

Nel Vecchio Continente, tuttavia, la direzione sta cambiando. L’Europa è responsabile dell’8% delle emissioni globali di CO2 e continua a ridurle. Ogni cittadino italiano partecipa con circa 5 tonnellate pro-capite — meno della media europea di circa 6,5 tonnellate, e ben lontani dai dati di Stati Uniti (circa 14 tonnellate) e Cina (circa 8 tonnellate). Dal 1990 a oggi, l’Italia ha tagliato le emissioni complessive di oltre il 30%, passando da circa 520 milioni di tonnellate di CO2 equivalente a circa 370 milioni. Un segnale positivo, concludono da Euromò, ma che resta ancora insufficiente di fronte all’urgenza dei cambiamenti in atto.