Il Ministro Urso parla di Tvn a “riserva fredda” fino al 2038, ma l’ordine del giorno sembra dire altro

Ha suscitato forti reazioni da parte di diverse forze politiche, l’ordine del giorno, presentato dai deputati Battilocchio, Bonetti, Richetti, Rosato, Benzoni, D’Attis, Tenerini e Squeri. Sul documento, ripreso ieri nel suo intervento dal ministro alle Imprese e al Made in Italy, Adolfo Urso in occasione del Question Time che si è svolto alla Camera dei Deputati sul futuro delle centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi, ci sono degli aspetti da chiarire. Partendo proprio dal contenuto dall’odg, il Ministro ha parlato, infatti, di “riserva fredda” per TVN fino al 2038, spiegando che questa soluzione non striderebbe con i 28 progetti presentati per l’area della centrale di Torrevaldaliga Nord e che stanno proseguendo il loro iter. Due parole, “riserva fredda”, che però  non sono contenute all’interno del documento firmato dai deputati di Forza Italia e Azione. Al contrario, nel famoso odg sembra più che la proposta sia quella di utilizzare effettivamente gli impianti a carbone per una serie di ragioni, anche di natura economica. Un aspetto che sarà certamente chiarito, anche in vista di un eventuale decreto da parte del Governo.
Il contenuto dell’ordine del giorno:
La Camera,
premesso che:
il provvedimento reca interventi urgenti per assicurare la continuità produttiva e facilitare gli investimenti negli stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale, la cui competitività è strettamente legata alla disponibilità di una fornitura stabile di energia elettrica, a costi inferiori a quelli oggi sostenuti dalle imprese;
per perseguire questo obiettivo è necessario garantire un mix di generazione elettrica, con profili adatti alle curve di consumo delle imprese manifatturiere e alla riduzione dei costi di
accumulo e bilanciamento delle fonti variabili;
la contestualità della crisi energetica con la necessità di garantire la ripresa economica nazionale ha reso sempre più stringente l’importanza di coniugare la sostenibilità, anche
ambientale, del sistema energetico, con un’attenzione specifica alle ricadute economiche sui consumatori. D’altra parte, il costo dell’energia a carico delle imprese nazionali mostra ancora uno
spread positivo rispetto alla media europea e questo fattore costituisce un ulteriore motivo per un approccio particolarmente attento ai costi della transizione energetica;
l’Unione europea ha incluso l’energia nucleare e il gas naturale tra le fonti sostenibili, nella Tassonomia europea, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050; l’Unioneeuropea considera, infatti, l’energia nucleare un mezzo importante per contribuire a migliorare la sicurezza energetica, potendo fornire una fonte di energia stabile e continua e riducendo la vulnerabilità alle interruzioni di approvvigionamento esterno e la dipendenza dalle importazioni di combustibili;
l’Italia ha proposto e ottenuto dall’Unione europea una modifica del PNIEC che prevede una specifica sezione dedicata ai lavori della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile,
che ha sviluppato degli scenari in cui si dimostra da un punto di vista tecnico-scientifico la convenienza energetica ed economica di avere una quota di produzione nucleare, in sinergia e a
supporto delle altre forme di produzione di energia;
    il PNIEC, nella versione revisionata, prevede un aumento della quota di energie rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e interventi su altri fronti per raggiungere gli obiettivi
complessivi. Questo significa che, oltre all’incremento delle rinnovabili, sarà necessario agire anche su altri fronti;
nel 2024, in Germania 95 terawattora di energia elettrica sono stati generati con centrali a carbone (di cui 71 terawattora a lignite, il combustibile con le più alte emissioni specifiche); in Italia ne abbiamo generati 3,5 terawattora, con centrali con emissioni mediamente inferiori;
nel primo semestre 2025, il rapporto è persino aumentato: 50 terawattora in Germania, 1,5 terawattora in Italia;
il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) prevede di azzerare la generazione elettrica a Carbone entro il 2025, tranne che in Sardegna dove il phaseout è previsto nel 2028. Il
governo tedesco prevede invece l’azzeramento entro il 2038;
lo stesso PNIEC, come sopra detto, ipotizza che reattori nucleari di nuova costruzione in Italia possano produrre energia elettrica a partire dal 2035,
impegna il Governo
in linea con l’obiettivo perseguito dalle disposizioni di cui al Capo I del provvedimento in esame di assicurare la continuità produttiva e facilitare gli investimenti negli stabilimenti industriali di
interesse strategico nazionale, ad accompagnare le misure recate dal citato Capo con ulteriori iniziative volte a presentare una proposta di modifica del PNIEC nelle competenti sedi per
coordinare la tempistica della chiusura delle centrali a carbone con quella dell’avvio di nuovi impianti elettronucleari, indicando pertanto il 2038 come nuova data per il phase-out del carbone.