Riceviamo e pubblichiamo
Dopo mesi di promesse tradite e teatrini politici, arriva l’ennesima coltellata al cuore del
nostro territorio: si propone di prorogare fino al 2038 l’attività della centrale a carbone di
Civitavecchia. Una scelta inaccettabile, promossa da Azione e Forza Italia e sostenuta da
un Governo che si dimostra ancora una volta nemico della transizione ecologica e della
giustizia sociale. Siamo di fronte a un atto violento contro una comunità che chiede salute,
lavoro pulito e rispetto.
Civitavecchia continua a essere trattata come una colonia energetica di serie B, buona
solo per bruciare carbone e pagare il prezzo altissimo in termini di tumori, disoccupazione
e degrado ambientale. Le decisioni vengono prese lontano, nei palazzi romani, senza
consultare cittadini, lavoratori, amministrazioni locali. Una dinamica coloniale mascherata
da necessità economiche.
La responsabilità politica è pesantemente in capo ad Alessandro Battilocchio, deputato di
Forza Italia e presidente della Commissione Periferie. Battilocchio, che viene da questo
territorio, dimostra ogni giorno quanto ne sia ormai distante, sordo alle grida della sua
stessa comunità. Sceglie consapevolmente di servire gli interessi delle grandi lobby
industriali, portavoce di un'ideologia fossile che ha fallito ovunque, e che ora pretende di
imporsi ancora sul futuro di Civitavecchia.
Ma non è solo Battilocchio: è tutta Forza Italia a portare avanti un disegno miope,
arrogante, autoritario. Una forza politica incapace di immaginare un’alternativa, prigioniera
di un passato che ha già fatto troppi danni. Si alleano con chi vuole continuare a inquinare
in cambio di consenso, svendendo il futuro della nostra città per un pugno di voti. Ma le
colpe non si fermano qui: la responsabilità è sistemica, trasversale, frutto di anni di accordi
sottobanco e immobilismo mascherato da realismo.
Il decreto che imponeva la chiusura delle centrali a carbone entro il 2025 doveva essere il
punto di svolta, la rottura con un modello malato. Ma ora, con la proroga al 2038, si
cancella ogni orizzonte di progresso. La centrale Enel, la più grande d’Italia, continua a
funzionare, a sputare veleno, a spingere Civitavecchia verso il triste primato: il più alto
tasso di tumori respiratori del Centro Italia. E tutto questo mentre il sistema sanitario locale
è al collasso, lasciato senza risorse, personale e attenzione.
Le alternative sono state solo parole, spot, slogan da conferenza stampa. Enel Logistic
doveva trasformare Civitavecchia in un polo innovativo, e invece è diventato il simbolo
dell’abbandono. I lavoratori sono stati lasciati soli, divisi tra chi è costretto ad andarsene e
chi resta con salari tagliati e nessuna garanzia. E tutto questo mentre si millanta una
transizione "giusta".
Le famose 28 manifestazioni d’interesse del MIMIT? Un mistero. Nessuna trasparenza,
nessun contenuto reso pubblico. Solo fumo. Ora si giustifica la proroga con il pretesto di
abbassare il prezzo dell’energia per le imprese, che pagano oggi gas importato dagli Stati
Uniti. Ma il vero prezzo lo paghiamo noi: in malattie, morti, devastazione ambientale,
precarietà.
Questa è la realtà di un sistema dove i deputati servono le lobby, i consiglieri regionali si
preoccupano solo delle loro poltrone, e Enel fa profitti sulla pelle delle persone.
Il Partito Democratico di Civitavecchia è e sarà al fianco dei cittadini, dei lavoratori, delle
famiglie. Ma serve un cambio di passo. Basta compromessi, basta mezze misure. Serve
una rottura vera, radicale, contro chi continua a difendere un modello economico e
industriale che ci condanna. Serve una mobilitazione dal basso, forte, unitaria e
determinata, che dica con chiarezza: il tempo del carbone è finito. Il tempo della dignità
deve cominciare.
Enrico Luciani
Segretario del Partito Democratico di Civitavecchia


