Una discarica militare da 20.000 tonnellate contenente sostanze chimiche letali — tra cui arsenico, iprite e composti clorurati — è stata sequestrata alle porte di Civitavecchia, nella zona di strada Santa Lucia. Si tratta del Centro Tecnico Logistico Interforze NBC, al centro di una maxi inchiesta per disastro ambientale. La Procura della Repubblica ha anche iscritto nel registro degli indagati venti ufficiali dell’Esercito, accusati di aver ignorato o sottovalutato la pericolosità del deposito, che minaccia oggi di contaminare aria, acqua e suolo.
A riportare la notizia è La Repubblica, che ha ricostruito la vicenda a partire da un’indagine avviata mesi fa dalla Procura di Reggio Emilia, inizialmente legata allo smaltimento irregolare di munizionamento obsoleto, ma non chimico. Dagli atti di quell’inchiesta sono emersi elementi che hanno spinto i magistrati emiliani a trasmettere la documentazione ai colleghi di Civitavecchia. Ed è proprio qui che il caso ha assunto contorni allarmanti.
I cilindri di cemento che dovrebbero contenere i residuati bellici appaiono oggi danneggiati e, secondo i primi rilievi, alcuni sarebbero già corrosi. Il timore è che i materiali tossici stiano filtrando nel terreno e nelle falde acquifere, con gravi rischi per la salute pubblica e l’ambiente. Le autorità hanno già avviato analisi approfondite su suolo, aria e acqua per verificare l’eventuale diffusione di agenti contaminanti.
I tecnici incaricati stanno lavorando per stabilire l’entità del danno ambientale. Se la dispersione dovesse essere confermata, si configurerebbe uno dei peggiori episodi di inquinamento da residuati bellici nella storia recente italiana. Intanto, l’indagine potrebbe allargarsi ulteriormente e il livello di allerta rimane massimo.


