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Parco Bracciano-Martignano: la ripartenza per la nuova stagione 

Di seguito l’intervista di Ludovica Paolessi al direttore ed al Presidente del parco Naturale di Bracciano-Martignano

Il Parco di Bracciano-Martignano è una delle risorse naturali più grandi e più floride presenti sul nostro territorio. Nonostante negli anni ci siano state diverse problematiche, legate anche solo a dei cavilli burocratici, il Presidente del Parco Vittorio Lorenzetti e il Direttore del Parco Daniele Badaloni sono lieti di annunciare che ci troviamo difronte a un’effettiva ripresa delle attività.

Qual è la situazione attuale del Parco?

«Il Parco sta ripartendo nel migliore dei modi, grazie alla messa in sicurezza del lago il primo intervento che abbiamo potuto fare è stato quello di istituire un piano d’assetto, punto fondamentale per la ripresa del territorio».

In cosa consiste il piano d’assetto?

«È un piano in grado di comprendere in sé sia le regole certe che devono essere rispettate per poter usufruire dei servizi, naturali e turistici, che offre il Parco, sia in grado di creare delle condizioni, oltre che vincolistiche, soprattutto di sviluppo. L’autorizzazione di questo piano è vitale perché solo grazie all’approvazione della legge n. 29 del 6-10-1997 è stato possibile promuovere le attività di sviluppo economico all’interno delle aree protette del territorio. Fino a quel momento e senza il consenso di questa legge all’interno del perimetro del Parco non era possibile fare quasi nulla, né a livello turistico, né a livello di lavoro locale. Le proposte messe nero su bianco sul piano d’assetto sono state inviate alla Regione Lazio in attesta dell’approvazione, nel momento in cui il piano verrà approvato le iniziative che potrebbero diventare fruibili sono per esempio l’istituzione di alcuni camping per gli abitanti del territorio e per chi viene da fuori e tutta una serie di attività turistiche usufruendo anche della grande risorsa del lago. Oltre a questo sarà possibile ed essenziale, per gli agricoltori e gli allevatori che lavorano sul territorio protetto del Parco, riuscire a salvaguardare la propria opera da una delle problematiche più presenti nella nostra zona ossia quella della presenza cospicua di cinghiali che negli anni hanno distrutto interi raccolti e che, ad oggi, hanno spinto gli agricoltori a non investire più le loro risorse nel territorio. Ciò che è certo è che grazie all’approvazione del piano il territorio sarà meno vincolistico riguardo le attività da poter svolgere.

A questo proposito proprio parlando degli agricoltori un’altra iniziativa portata a termine è stata quella della formazione di questi ultimi da parte del Parco. Abbiamo avuto una grande affluenza e collaborazione da parte dei lavoratori che sono stati formati, attraverso un corso e del materiale messo a disposizione dal Parco, e che ora sono in grado di costruirsi dei recinti dove, una volta formati e seguiti dai guardaparco, possono catturare direttamente all’intento della propria area. Il nostro è il primo Parco ad aver presentato questo tipo di proposta e ad aver avuto tutte queste adesioni».

Quali sono state le iniziative portate a termine per il parco?

«Come prima cosa la nostra priorità è stata quella di accogliere la richieste di tutti i 10 comuni che fanno parte del Parco (Anguillara Sabazia, Bracciano, Bassano Romano, Campagnano di Roma, Cesano di Roma, Manziana, Monterosi, Oriolo Romano, Sutri e Trevigano Romano) e di cercare di soddisfare quante più richieste possibili da noi ritenute, per la maggior parte, più che legittime. Dunque, una volta conciliate le richieste di tutti i comuni, che hanno sempre dato la loro massima disponibilità e collaborazione in qualsiasi situazione, abbiamo iniziato uno dei progetti più grandi portati a termine fino ad ora che è quello della ristrutturazione e ripristino della sentieristica. Grazie a questo nuovo progetto sono stati creati nuovi sentieri che collegano tutto il Parco, sono stati messi in sicurezza e correttamente indicati grazie a dei cartelli messi personalmente dalla nostra associazione. La collaborazione di tutti i comuni ha portato alla creazione di circa 130 km di percorsi praticabili, tutti su proprietà pubblica, e abbiamo fatto in modo che questi sentieri si collegassero con il Parco di Vejo e quindi con la via Francigena (sotto Campagnano). Il nuovo disegno dei percorsi è uno dei fiori all’occhiello del Parco soprattutto perché gestito da tutta la comunità che ha prima firmato una delibera di intenti a sottoscrivere questo accordo e poi fissato la determinazione da parte del dirigente alla compartecipazione per la pulizia e per far sì che tutti gli sforzi investiti in questi nuovi progetti non andassero perduti.

L’ultima problematica è sicuramente dovuta alla questione dei parcheggi e delle macchine presenti all’interno dell’area. Qualche tempo fa Martignano è stato al centro di un enorme fatto di cronaca, una macchina prendendo fuoco ha devastato una considerevole porzione del Parco, mettendo a rischio le persone che erano lì per passare una giornata diversa dal solito e quelle che ci vivono. Per questo motivo si insiste tanto sul servizio di navetta e su un’altra ipotesi: il parcheggio diffuso. Per far sì che sia per un discorso di rapporto uomo/natura sia per un discorso di sicurezza, in primis, si possa conciliare il problema del parcheggio con quello dei problemi legati soprattutto a chi vive all’intento dell’area protetta».

Il Direttore del Parco, Daniele Bataloni, continua raccontando la parte più suggestiva del Parco di Bracciano-Martignano, quella della flora e della fauna..

«Uno dei nostri punti di forza è senza dubbio la Faggeta situata nel comune di Oriolo Romano, Monte Raschio, che fa parte di una rete transnazionale di siti UNESCO, in tutto il mondo le faggete scelte sono 63, presenti su 18 nazioni e quella sul nostro territorio è l’unica situata in un parco regionale. La cosa straordinaria è che in genere le faggete si trovano tra gli 800 e i 1500 metri di altezza, la “nostra” è anomala, proprio perché situata a 500 metri di altezza».

Quali sono le specifiche naturali presenti nella faggeta?

«Possiamo affermare con estrema gioia che proprio nei pressi di questa macchia è tornato il lupo che era presente nella lista delle emergenze faunistiche, e un simpatico insetto che vive esclusivamente nella faggeta chiamato Rosaria Alpina che abbiamo ritrovato dopo essere scomparso per cento anni. Questo insetto è legato alla presenza di siti vetusti che hanno, come nel caso della faggeta, un ricircolo di flora grazie al quale questi animali depongono le uova e si riproducono. Li abbiamo trovati durante la riproduzione e dopo cento anni senza più alcuna testimonianza della loro presenza».

Quali sono le risorse e le possibilità presenti per il lago?

«Il lago ha un grande potenziale soprattutto per quanto riguarda le attività sportive e i circoli velici. Per cercare di dare un’immagine propositiva del lago  io e il Presidente Vittorio Lorenzetti abbiamo organizzato qualche tempo fa un mondiale di vela, mettendoci in prima fila su questo fronte.

Inoltre un’altra idea messa in gioco dal Parco è quella dei “Tesori Naturali”, un iter culturale organizzato per mettere in mostra tutte le iniziative dei comuni facenti parte del Parco che vengono pubblicate su una brochure che fa in modo di organizzare gli eventi per far sì che non si sovrappongano tra loro e che nessun giorno, al contrario, rimanga scoperto».

Lorenzetti e Badaloni sono molto fiduciosi per questa nuova ripartenza e sottolineano l’importanza essenziale della stretta collaborazione di tutte le comunità per far in modo che questa grande risorsa possa essere utilizzata nel miglior modo possibile, rispettando la natura e ciò che ci offre.

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